La version italienne du Bloc-Notes de Bernard-Henri Lévy "Sarkozy, Hollande et les autres : tous Place du Capitole" (Corriere della Sera, le 20 mars 2012)

Corriere della seraC osì dunque in Francia, nel 2012, nella terza metropoli del Paese, si può sparare contro una scuola ebraica e uccidere, a bruciapelo, dei bambini.

L’ inchiesta chiarirà, dobbiamo sperarlo, le circostanze di questa tragedia, l’ identità dell’ assassino, i suoi eventuali moventi.

Ma quali che siano i moventi, quale che sia stato lo svolgimento della sparatoria sopravvenuta davanti ai cancelli, poi, se ho ben capito, all’ interno della scuola Ozar Hatorah, quale che sia il legame che sarà stabilito con i misteriosi omicidi di militari, la settimana scorsa, a Tolosa e a Montauban, il fatto è questo ed è mostruoso: bambini francesi, ebrei e francesi o, se si preferisce, sovranamente francesi ma colpevoli d’ essere nati ebrei, sono stati freddamente abbattuti, in pieno giorno, sul territorio della Repubblica.

A far da corollario, quasi ugualmente insopportabile, ecco tornati i tempi bui in cui bisogna «dare l’ ordine ai prefetti di rafforzare la sorveglianza intorno a tutti i luoghi religiosi in Francia e particolarmente nelle adiacenze delle scuole israelite».

Sono i termini del comunicato del ministero dell’ Interno reso pubblico dal suo titolare, Claude Guéant, pochi minuti dopo il dramma. Comunicato che era inevitabile. Era il minimo che potessero fare le autorità rimaste sconcertate, come tutti noi, davanti all’ orrore della situazione, prendendo misure d’ urgenza appropriate. Ma queste parole, al tempo stesso, gelano il sangue.

E tremiamo di vergogna e di collera all’ idea che ci troviamo di nuovo – come dopo gli attentati della rue Copernic e della rue des Rosiers a Parigi, poi dopo l’ esplosione di atti antisemiti dell’ inizio degli anni Duemila – a pregare, a raccoglierci, a morire o, semplicemente, a studiare sotto «l’ alta protezione della polizia» e al riparo di «perimetri di sicurezza» ricostituiti.

Che miseria… Allora, di fronte a tale abominio, e tenuto conto del periodo molto particolare in cui questa catastrofe accade, esiste una sola reazione possibile.

Voglio dire: esiste una sola risposta – mentre la campagna per l’ elezione presidenziale è al culmine e addirittura entra, apparentemente, nella sua ultima fase – che sia all’ altezza dell’ avvenimento.

Certo, l’ indignazione e la paura.

Certo, le condanne verbali, le parole forti, le visite simboliche delle autorità, come ci annunciano mentre scrivo queste righe.

Certo, il bel gesto del candidato Hollande che decide, in omaggio alle vittime, di sospendere unilateralmente la sua campagna elettorale e di dedicare le prossime ore a un grande momento di raccoglimento collettivo e di lutto.

Certo, il riflesso non meno bello del candidato Sarkozy che parla di «tragedia nazionale» e che decreta, da parte sua, un minuto di silenzio in tutte le scuole di Francia, in memoria dei tre bambini – di 3, 6 e 8 anni – e del professore, massacrati a sangue freddo da un assassino professionista.

E, certo, le speculazioni d’ uso sul clima politico, sulla rimozione dei tabù, sulla liberazione della parola infame, che valgono, tramite mediazioni che l’ emozione del momento soprattutto non deve far trascurare, come una sorta di permesso d’ uccidere: qui per un omicida di bambini, lì per un serial killer di militari.

Ma anche un’ iniziativa comune, che dico?, un atto di comunione che vedrebbe tutti i candidati democratici, dico proprio democratici, dimenticare per un istante quello che li contrappone e gridare all’ unanimità e, se possibile, senza secondi fini politici, il loro rifiuto categorico dell’ antisemitismo e delle sue conseguenze sempre criminali.

Poco più di vent’ anni fa, tutta la classe politica (a parte il Front National), con François Mitterrand in testa, seppe sfilare insieme contro la profanazione di 34 sepolture ebraiche nel cimitero di Carpentras.

Occorrerebbe oggi, con Nicolas Sarkozy e François Hollande in testa, l’ equivalente di quella manifestazione nella Tolosa in lutto: occorrerebbe che sulla Place du Capitole – importante luogo della nostra memoria nazionale dove il generale de Gaulle, il 16 settembre 1945, venne a predicare l’ unità del Paese di fronte a un popolo di partigiani dell’ Ffi (le Forze francesi dell’ interno in cui erano confluiti nel ‘ 44 i principali gruppi della Resistenza nazionale, n.d.r. ) e dell’ Ftp (Franchi tiratori e partigiani, di origine comunista, n.d.r. ) e di superstiti delle brigate internazionali in Spagna – si riunissero solennemente tutte le forze politiche per dire, apertamente, che è la Francia intera ad essere attaccata, e che quindi deve far fronte all’ attacco quando i suoi figli, chiunque essi siano, e qualunque siano, ripeto, il profilo dell’ omicida o le sue ragioni, vengono così massacrati. Avviso ai piromani della difesa di una «identità nazionale» intesa come entità chiusa, timorosa, che si nutre di risentimento e di odio: è il contratto sociale a essere ucciso in una strage di questa sorta; è la base stessa del vivere insieme che, quando si scatena simile follia, vacilla e viene meno.

Non c’ è peggiore offesa alla nostra cultura, all’ anima del nostro Paese, alla sua Storia e, tutto sommato, alla sua grandezza, del razzismo e, oggi, dell’ antisemitismo.

(traduzione di Daniela Maggioni)


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