Le Vatican met BHL à la Une

osservatore romanoMerci à Sandra Calandra, de Rome, qui vient de me faire parvenir en PDF la reprise, dans le très prestigieux Osseratore Romano, de la chronique de Bernard-Henri Lévy dans Le Point de ce matin. Je la mets aussitôt en ligne en demandant aux fidèles du site de me signaler toute reprise, hors de France et d’Italie, de cet important article. Il est important qu’un juif se porte au secours des catholiques diffamés. Il est important qu’un homme qui a passé sa vie à lutter contre la renaissance de l’antisémitisme lutte, ici aussi, contre l’injustice. Et, pour l’instant, je suis très émue de voir notre ami Bernard-Henri Lévy à la Une de l’Organe Central de l’Eglise apostolique et romaine soi-même !
Liliane Lazar

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L’OSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO
giovedì 21 gennaio 2010

Riprendiamo dal «Corriere della Sera»
del 20 gennaio un commento scritto dopo
l’incontro di Benedetto XVI con la comunità
ebraica di Roma.

di BERNARD-HENRI LÉVY
Bisognerebbe smetterla con la
malafede, il partito preso e, per
dirla tutta, la disinformazione,
non appena si tratta di Benedetto XVI.
Fin dalla sua elezione, si è intentato
un processo al suo «ultraconservatorismo
», ripreso di continuo dai mass
media (come se un Papa potesse essere
altra cosa che «conservatore»). Si
è insistito con sottintesi, se non addirittura
con battute pesanti, sul «Papa
tedesco», sul «post-nazista» in sottana,
su colui che la trasmissione satirica
francese «Les Guignols» non esitava
a soprannominare «Adolfo II».
Si sono falsificati, puramente e
semplicemente, i testi: per esempio, a
proposito del suo viaggio ad Auschwitz
del 2006, si sostenne e — dal
momento che col passar del tempo i
ricordi si fanno più incerti — ancor
oggi si ripete che avrebbe reso onore
alla memoria dei sei milioni di morti
polacchi, vittime di una semplice
«banda di criminali», senza precisare
che la metà di loro erano ebrei (la
controverità è davvero sbalorditiva,
poiché Benedetto XVI in quell’occasione
parlò effettivamente dei «potenti
del III Reich» che tentarono «di
eliminare» il «popolo ebraico» dal
«rango delle nazioni della Terra»,
«Le Monde», 30 maggio 2006).

Ed ecco che, in occasione della visita
del Papa alla sinagoga di Roma
e dopo le sue due visite alle sinagoghe
di Colonia e di New York, lo
stesso coro di disinformatori ha stabilito
un primato, stavo per dire che ha
riportato la palma della vittoria, poiché
non ha aspettato nemmeno che il
Papa oltrepassasse il Tevere per annunciare,
urbi et orbi, che egli non
aveva saputo trovare le parole che bisognava
dire, né compiuto i gesti che
bisognava fare e che dunque aveva
fallito nel suo intento…
Allora, visto che l’evento è ancora
caldo, mi si consentirà di mettere
qualche puntino su qualche «i». Benedetto
XVI, quando si è raccolto in
preghiera davanti alla corona di rose
rosse deposta di fronte alla targa
commemorativa del martirio dei 1021
ebrei romani deportati, non ha fatto
che il suo dovere, ma l’ha fatto. Benedetto
XVI, quando ha reso omaggio
ai «volti» degli «uomini, donne e
bambini» presi in una retata nell’ambito
del progetto di «sterminio del
popolo dell’Alleanza di Mosè», ha
detto un’evidenza, ma l’ha detta. Di
Benedetto XVI che riprende, parola
per parola, i termini della preghiera
di Giovanni Paolo II, dieci anni fa, al
Muro del Pianto; di Benedetto XVI
che chiede quindi «perdono» al popolo
ebraico devastato dal furore di un
antisemitismo per lungo tempo di essenza
cattolica e nel farlo, ripeto, legge
il testo di Giovanni Paolo II, bisogna
smettere di ripetere, come somari,
che egli è indietro-rispetto-al-suopredecessore.
A Benedetto XVI che dichiara infine,
dopo una seconda sosta davanti
all’iscrizione che commemora l’attentato
commesso nel 1982 dagli estremisti
palestinesi, che il dialogo ebraico
cattolico avviato dal concilio Vaticano
II è ormai «irrevocabile»; a Benedetto
XVI che annuncia di aver
l’intenzione di «approfondire» il «dibattito
fra uguali» che è il dibattito
con i «fratelli maggiori» che sono gli
ebrei, si possono fare tutti i processi
che si vuole, ma non quello di «congelare
» i progressi compiuti da Giovanni
XXIII.
Quanto alla vicenda molto complessa
di Pio XII, ci tornerò, se necessario.
Tornerò sul caso di Rolf Hochhuth,
autore del famoso Il vicario,
che nel 1963 lanciò la polemica sui
«silenzi di Pio XII». In particolare,
tornerò sul fatto che questo focoso
giustiziere è anche un negazionista
patentato, condannato più volte come
tale e la cui ultima provocazione, cinque
anni fa, fu di prendere le difese,
in un’intervista al settimanale di
estrema destra «Junge Freiheit», di
colui che nega l’esistenza delle camere
a gas, David Irving. Per ora, voglio
giusto ricordare, come ha appena
fatto Laurent Dispot nella rivista che
dirigo, «La règle du jeu», che il terribile
Pio XII, nel 1937, quando ancora
era soltanto il cardinale Pacelli, fu il
coautore con Pio XI dell’Enciclica Mit
brennender Sorge («Con viva preoccupazione
»), che ancora oggi continua
ad essere uno dei manifesti antinazisti
più fermi e più eloquenti.
Per ora, dobbiamo per esattezza
storica precisare che, prima di optare
per l’azione clandestina, prima di
aprire, senza dirlo, i suoi conventi
agli ebrei romani braccati dai fascisti,
il silenzioso Pio XII pronunciò alcune
allocuzioni radiofoniche (per esempio
Natale 1941 e 1942) che gli valsero,
dopo la morte, l’omaggio di Golda
Meir: «Durante i dieci anni del terrore
nazista, mentre il nostro popolo
soffriva un martirio spaventoso, la voce
del Papa si levò per condannare i
carnefici».
E, per ora, ci si meraviglierà soprattutto
che, dell’assordante silenzio
sceso nel mondo intero sulla Shoah, si
faccia portare tutto il peso, o quasi, a
colui che, fra i sovrani del momento:
a) non aveva cannoni né aerei a disposizione;
b) non risparmiò i propri
sforzi per condividere, con chi disponeva
di aerei e cannoni, le informazioni
di cui veniva a conoscenza; c)
salvò in prima persona, a Roma ma
anche altrove, un grandissimo numero
di coloro di cui aveva la responsabilità
morale. Ultimo ritocco al
Grande Libro della bassezza contemporanea;
Pio o Benedetto, si può essere
Papa e capro espiatorio.


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