« L’EI est un tigre de papier », BHL et son film à la Une en Italie, à l’occasion de la projection de « Peshmerga » au Festival de Spoleto (Il Messaggero, le 8 juillet 2016)

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Retrouvez ci-dessous, en italien, l’interview de Bernard-Henri Lévy à la Une du grand quotidien Il Messaggero, autour de l’avant-première italienne de son film Peshmerga, en sélection officielle de l’illustre Festival de Spoleto, qui a lieu ce 9 juillet 2016, en Ombrie.
Spoleto 3
«L’Isis, tigre di carta»
La lotta senza quartiere dei combattenti curdi contro le milizie dell’Isis irromperà domani al Festival dei Due Mondi di Spoleto attraverso le immagini, inedite e sconvolgenti, del documentario Peshmerga realizzato dal filosofo francese Bernard-Henri Lévy.
Applaudito come evento special al Festival di Cannes, girato tra luglio e dicembre 2015 lungo il fronte che per 1000 km separa il Kurdistan iracheno dalle truppe della Stato Islamico, l’eccezionale reportage mostra la vita dei peshmerga (letteralmente coloro che vanno incontro alla morte), la loro solitudine e le loro battaglie, i paesaggi devastati dalla guerra. In primo piano i volti straordinariamente espressivi di uomini, donne, anziani uniti dalla comune missione di contrastare il fondamentalismo jihadista.
Levy, 67 anni, autore di 30 libri, da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani (ha all’attivo documentari sulla Bosnia e sulla guerra in Libano), nel 2014 aveva portato al Due Mondi di Spoleto il suo spettacolo Hotel Europe sui mali de Vecchio Continente. E ora racconta al Messaggero la sua nuova sfida.
Lo sguardo di un intellettuale puo cogliere aspetti inediti della realtà ? 
« L’Isis è il nazismo moderno. Ho realizzato Peshmerga perché testimoniare il presente è una necessità storica e morale, è un dovere di ciascuno di noi secondo i propri mezzi, non solo degli uomini du cultura. Avrei potuto scrivere un libro o tenere delle conferenze, ma non ne valeva la pena. Ho preferito rischiare la vita sul campo per girare questo film destinato a sorprendere, dopo i francesi, anche gli spettatori italiani ».
 Per quale motivo ? 
« Dimostra quanto l’ISIS sia debole. Mentre i curdi sono disciplinati, organizzatissimi e come un rullo compressore conquistano posizioni riducendo al minimo le perdite, i miliziani al soldo delle bandiere nere sono pessimi combattenti, pronti a ritirarsi vigliaccamente in caso di scontro diretto. Sono bravissimi terroristi, capaci di decapitare degli ostaggi inermi, ma di fronte ai peshmerga fuggono come conigli ».
 L’Occidente sbaglia dunque a considera invincibili i signori del terrore?
« L’Occidente ha fabbricato una creatura fantastica, una chimera che non esiste. L’Isis è  una tigre di carta che può essere sgominata. E’ questo il messaggio del mio film, triste perché mostra le devastazioni della guerra ma pieno di speranza perché annuncia una certezza : lo Stato Islamico è destinato a sparire senza lasciare tracce. Basterà la volontà politica di eliminarlo. Per questa ragione, dopo Spoleto porterò il mio film a Londra, alla Camera dei Comuni, e a Washington ».
 Gli uomini di cultura come lei hanno il potere di influenzare i governi ? 
« Non saprei, ma intanto io ci provo. Dopo l’anteprima di Cannes, ho mostrato il film al presidente Hollande che ha ricevuto una delegazione di colonnelli peshmerga. Vorrei ora sensibilizzare i governanti dell’Italia, il Paese che mi è più caro dopo la Francia : la lotta contro l’Isis si vince appoggiando i combattenti curdi che difendono i nostri valori. Sono i nostri scudi, le nostre sentinelle ».
 E’ vero, secondo lei, che il terrorismo è frutto dello scontro tra culture ?
« No, la civilizzazione non c’entra. E’ un problema politico. Il terrore è  la moderna versione della lotta tra fascismo e democrazia; Spero che l’Occidente lo capisca ».
 E come bisognerebbe affrontare le ondate di profughi che, a causa della guerra in Siria, si riversano in Europa ? 
« I rifugiati non esisterebbero se Bashar al-Assad, il presidente siriano responsabile di tanti massacri, fosse stato fermato militarmente. C’è ancora tempo per farlo ».
 Gli intellettuali sono pronti a impegnarsi in prima persona per la causa ? 
« Non posso parlare per gli altri. Io l’ho fatto, realizzando Peshmerga ».
 Sta scrivendo un nuovo libro ? 
« No, per il momento. Il film assorbe tutte le mie energie, oggi è la mia battaglia esclusiva ».
Gloria Satta
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