« Philosophie avec des fantômes », interview en italien de Bernard-Henri Lévy sur le Corriere della Sera (Filosofia con fantasmi, le 25 juin 2015)

Leěvy 12Voici un entretien en italien accordé au Corriere della Sera dans le cadre du séminaire littéraire de Positano « Mer, Soleil et Culture », en Italie, ouvert par l’écrivain sur le thème « “La liberté et ses fantômes”. C’est à cette occasion également que Bernard-Henri Lévy a été distingué par le prestigieux Institut italien d’études philosophiques en recevant  le “Prix international du Journalisme Citoyen”.

« Questa sera a Palazzo Murat si parla di fantasmi: è il primo atto di «Positano 2015 Mare Sole Cultura», la rassegna letteraria che, giunta alla sua 23esima edizione, ha chiamato a discutere de «la libertà e i suoi fantasmi» i giornalisti Vittorio Feltri e Aldo Grasso e i filosofi Giulio Giorello e Bernard Henri-Lévy. Quest’ultimo verrà anche insignito (con Feltri e la giornalista Rai Giovanna Botteri) del «Premio internazionale di giornalismo civile». Un riconoscimento che va al suo impegno nella denuncia dei totalitarismi e degli integralismi, gli «spettri» che attentano alla libertà di pensiero. Capofila con André Glucksmann dei nouveaux philosophesche a metà dei ‘70 rivoluzionarono il panorama intellettuale europeo ripudiando contemporaneamente il dogmatismo marxista e le ideologie capitalistiche, BHL è ancora, quarant’anni dopo – capigliatura ormai brizzolata ma sempre fascinosamente ribelle e camicia bianca con le maniche arrotolate ben prima di Renzi – l’icona del filosofo pronto a gettarsi volterrianamente nella mischia (offrendo sempre il suo profilo migliore, ironizzano i detrattori, sensibilmente aumentati dopo le avventate campagne di BHL a favore dell’intervento militare dell’Occidente in Libia e in Siria) per difendere i diritti di ciascuno contro i fantasmi che vorrebbero soffocarli. «Però ci sono fantasmi cattivi e fantasmi buoni. E Positano è un luogo abitato da buoni fantasmi: l’amavano francesi come Cocteau e Sartre, ma anche scrittori italiani come Moravia, e statunitensi come Steinbeck», nota BHL appena arrivato in Costiera. «Sono fantasmi che danno da vivere e da scrivere: e io, che vengo regolarmente a Positano da più di vent’anni, cioè dal viaggio di nozze con la mia attuale compagna di vita Arielle Dombasle, proprio qui a Positano ho scritto buona parte dei miei libri».

Dunque non ritiene che il mito di Positano sia, culturalmente parlando, legato al passato ?
«Per me il passato non c’è. Il tempo è un eterno presente».

Restando ai fantasmi. Lei domani (stasera per chi legge, ndr) parlerà di quelli della libertà. Ma non crede che oggi l’idea stessa di libertà stia diventando un fantasma ?«Assolutamente no. Ma la libertà è anche così fragile che bisogna continuamente battersi per essa. Né più, né meno che questo».

Positano è sinonimo di Mediterraneo: il mare della cultura, della civiltà. Ma oggi il Mediterraneo è soprattutto il mare dell’odissea dei migranti, di chi fugge da guerra, fame, violenza. Non vede una contraddizione terribile tra queste due rappresentazioni del Mediterraneo, in particolare lei che è francese ma che è nato sull’altra riva del mare, in Algeria ?
«I migranti che fuggono dalle coste africane per tentare di raggiungere Lampedusa e la libertà attraversano il Mediterraneo, il mare dell’Europa. E in francese, «mare» e «madre» si definiscono con due parole che hanno praticamente il medesimo suono, mer e mère, e in fondo anche lo stesso significato. Voilà: libertà, cioè Europa».

Europa, terra di libertà: tuttavia nel suo ultimo libro, «Hotel Europa», lei è piuttosto severo con il Vecchio Continente come oggi lo conosciamo.
«Io amo l’Europa, ma sono un cittadino europeo di origine francese. E la pena che provo è vedere che l’Europa è sul punto di disfarsi. Ma la cosa singolare è che, di regola, le civiltà si distruggono a causa di fattori esterni ad esse. Qui accade un fenomeno inedito: per la prima volta nella Storia una civiltà sta crollando dall’interno, sotto la spinta di una forza di autodistruzione».

Sempre nel suo saggio più recente, lei invoca alcune misure per salvare il Vecchio Continente. Scrive di nuova Costituzione europea, ma anche di nuovi biglietti di banca.
«Questa delle banconote è tutt’altro che una provocazione, lo spiegherò sabato al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel monologo tratto appunto da “Hotel Europa”. Dunque, io credo alla forza dei volti, e oggi l’Europa è un’entità priva di volto. Uno degli errori è stato quello di non dare all’Europa nomi e volti incarnati nei corpi delle sue più grandi personalità. Sulle banconote dell’euro ci sono edifici assurdi e ponti che non collegano niente: quei biglietti sono un lapsus dell’incoscienza politica. Qual è il volto dell’Europa, oggi?».

Azzardo: quello del presidente della Commissione europea, Juncker ?
«Forse, per la Grecia… Mentre l’Europa dovrebbe avere, a cominciare dalle banconote, il volto degli uomini che l’hanno fatta grande: partendo da Goethe e Diderot, da Proust e Kafka e proseguendo con De Gasperi e Havel. E, perché no, con i volti di straordinari poeti italiani come Pier Paolo Pasolini e Giacomo Leopardi». »

di Antonio Fiore

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/arte_e_cultura/15_giugno_25/bernard-henry-levy-filosofia-fantasmi-68ed7e80-1b17-11e5-a7fa-5ec63fc42c0c.shtml?refresh_rum

 

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