Bernard-Henri Lévy: « Il futuro d'Europa è Renzi » (Vanity Fair.it, le 9 juillet 2014)

_MCR2496Venerdì 11 luglio alla Fenice di Venezia per la rappresentazione di Hôtel Europe, la sua pièce teatrale, Bernard-Henri Lévy ha invitato anche Matteo Renzi. Anche se il Presidente del Consiglio forse ancora non lo sa, visto che il filosofo francese ha formulato l’invito solo ieri, alla conferenza stampa di presentazione dello spettacolo durante la quale si è speso in una lunga e sentita « lode renziana ».

«Ho letto un’intervista rilasciata da Matteo Renzi a Le Monde e il suo appello alla cultura per ricostruire l’Europa è lo stesso che auspico in Hôtel Europe. Mi sembrava di rileggere cose scritte da me. Eppure fino a oggi il testo non lo ha letto nessuno», dice. E aggiunge che è lui l’uomo da seguire, che la sua elezione è stato un miracolo, che Merkel e Hollande dovrebbero incontrarlo più spesso, e che l’Europa è bene che diventi più « renzista ». Un elogio senza mezzi termini e ancora più forte considerando come il filosofo francese non risparmi critiche a nessuno, a partire da quelle di cui è pieno, e senza mezzi termini, il testo che verrà messo in scena a Venezia.

Hôtel Europe, rappresentato a Sarajevo il 27 giugno 2014, a 100 anni dallo scoppio della Prima GuerraHotel Europe Mondiale e a 20 anni dalla Guerra di Bosnia del 1992-1995, è uno «stream of consciousness», un dialogo disordinato in cui prende forma un pensiero. È il monologo di un uomo che, a due ore dal discorso che ha promesso di tenere a Sarajevo per ricordare l’assassinio di Francesco Ferdinando del 1914, tenta di organizzare i suoi pensieri. Vuole ricordare i morti di Sarajevo e rievocare l’altro anniversario, quello di Srebrenica quando «un generale serbo riportava alla ribalta la lezione di Auschwitz». Vuole parlare dell’Europa di oggi, che sull’Ucraina si inchina a Putin così come si è inchinata davanti a Milošević, racconta quell’Europa vigliacca, che «soccombe a un’overdose di mediocrità» e in cui si affacciano anche «quei ridicoli pagliacci» di Beppe Grillo e «quello del Bunga Bunga».

Un attorcigliarsi di pensieri in cui ci sono 20 anni di storia, politica, personaggi di tutto il mondo, ma il cui fulcro rimane l’Europa e il suo futuro. Qual è? Bernard-Henri Lévy non ha dubbi, è quello della cultura o morte, è quello in cui non si chiudono le frontiere e in cui non si ha paura di Lampedusa, perché è il centro non « un arto incancrenito », in cui se si fa morire l’euro avremo solo disgrazia. Ma soprattutto quello in cui la soluzione è la cultura: «Per l’Europa esiste una possibilità solo facendo incontrare Goethe e Dante».

È questa la ricetta che emergerà alla fine di Hôtel Europe – con l’interpretazione dall’attore francese Jacques Weber e la regia di Dino Mustafic. L’opera si inserisce nel programma de Lo Spirito della Musica di Venezia, che dal 27 giugno al 12 agosto presenta in città momenti di cultura di eccezionale livello: Keith Jarret, The Rake’s Progress (La carriera di un libertino) opera lirica di Igor Stravinsky, Paolo Conte, Burt Bacharach e Cassandra Wilson. Un programma che fa onore all’incitamento di Lévy per tenere in vita l’Europa, prima che diventi «un museo per cinesi e brasiliani, che occuperanno le nostre piazze e ci verranno a giocare a calcio» (Questo lo ha detto prima della partita con la Germania, n.d.r.).

Paola Manfredi


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